Un ingegnere anconetano trapiantato a Firenze, un manuale che ha insegnato l’astronomia a intere generazioni, tre sodalizi fondati e un osservatorio costruito con le proprie mani: la storia dell’uomo da cui l’Associazione Astrofili Fiorentini è cominciata.

Il 16 febbraio 1958, in una sala dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, un gruppo di appassionati mise nero su bianco poche righe asciutte: «un gruppo di astrofili riunitisi c/o l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, si è riunito in associazione». Nasceva così l’Associazione Astrofili Fiorentini, una delle più antiche d’Italia. Dietro quell’atto costitutivo c’erano due firme decisive: quella del professor Guglielmo Righini, che dal 1953 dirigeva l’Osservatorio di Arcetri e insegnava astronomia all’Università di Firenze, e quella di un ingegnere che di mestiere faceva tutt’altro: Paolo Andrenelli.
Righini metteva l’autorevolezza dell’istituzione e la porta aperta di Arcetri. Andrenelli metteva qualcosa di più difficile da mettere a verbale: la convinzione che l’astronomia non fosse soltanto un mestiere per professori, ma una pratica che chiunque potesse imparare, a patto di avere pazienza, un cielo sopra la testa e — possibilmente — uno strumento costruito da sé.
L’ingegnere che insegnava elettrotecnica
Le notizie biografiche su Andrenelli sono poche e vanno cercate dove gli astrofili conservano la propria memoria: nei bollettini associativi, nelle pagine di storia dei sodalizi, nei ricordi di chi lo ha conosciuto. Era nato nel 1921, di origine anconetana, ingegnere di formazione. A Firenze insegnava Elettrotecnica in un istituto industriale — le sue prime dispense, litografate nel 1956, portano in copertina il nome dell’Istituto Tecnico Industriale «Leonardo da Vinci» di Firenze. Una professione fatta di circuiti, misure e ragazzi da portare al diploma, che con il cielo aveva in comune soprattutto il metodo — la precisione, il gusto della cosa che funziona.
Ad Ancona tornava spesso, e lì gli amici astrofili lo ricordano come un interlocutore capace di discutere per ore sulla differenza tra «astrofilo» e «astronomo dilettante»: una sottigliezza solo in apparenza, perché in quella distinzione c’era tutta la sua idea di divulgazione. L’astrofilo contempla; l’astronomo dilettante osserva, misura, costruisce, e non lo fa per professione né per guadagno, ma per soddisfazione personale. Andrenelli scriveva e lavorava per i secondi, senza mai disprezzare i primi.
«L’astronomo dilettante»: il libro di una generazione
Nel 1968 la Sansoni pubblicò nella collana delle «Enciclopedie pratiche» un volume di 275 pagine destinato a diventare, per moltissimi, il primo vero libro di astronomia: L’astronomo dilettante. Non un testo contemplativo, ma un manuale operativo, pensato per chi dalla lettura voleva passare all’officina e dall’officina al terrazzo di casa. Tornò in libreria nel 1975 e nel 1977 e continua a circolare: si trova ancora nelle biblioteche degli astrofili, nei mercatini dell’usato e nei siti specializzati in libri fuori catalogo, cercato da chi vuole autocostruirsi un telescopio con i criteri di allora.
È il modo più concreto in cui Andrenelli ha continuato a insegnare dopo la sua scomparsa. Chi ha imparato a levigare uno specchio, a calcolare un rapporto focale o a mettere in stazione una montatura equatoriale leggendo quelle pagine, ha avuto Andrenelli come primo maestro anche senza averlo mai incontrato.
«Il manuale L’astronomo dilettante, scritto da Andrenelli, è stato lo strumento formativo per diverse generazioni di astrofili. Ancora oggi circola tra gli appassionati di astronomia, autocostruttori di telescopi o lo si trova su qualche bancarella di libri usati.»
— Mario Veltri, “Paolo Andrenelli e l’astronomo dilettante”, Pulsar, Associazione Marchigiana Astrofili, 2007
Il mestiere di spiegare
Perché quel manuale funzionasse così bene c’è una ragione che il catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale rende evidente: L’astronomo dilettante non fu un episodio. Sotto il nome di Paolo Andrenelli sono registrate quasi trenta edizioni, e la gran parte sono libri di testo per gli istituti tecnici industriali. Scrivere per chi deve imparare era il suo mestiere quotidiano, e lo fece per trent’anni.
Si comincia nel 1956 con le Lezioni di costruzioni elettromeccaniche, duecento pagine litografate per i suoi studenti fiorentini, e si prosegue con le Costruzioni elettromeccaniche in due volumi (Del Bianco, Udine, dal 1961), il Disegno tecnico per il biennio dell’Istituto tecnico industriale (D’Anna, 1966–67, con le tavole di Romano Garrisi), le Tecnologie elettromeccaniche e il Progetto e disegno di macchine elettriche (Cremonese, 1981 e 1983), gli Impianti elettrici per gli istituti tecnici industriali in due volumi e il Corso di impianti elettrici (Le Monnier, 1983 e 1984). Alcuni di questi testi furono ristampati dopo la sua morte — le Tecnologie elettromeccaniche nel 1987, il Corso di impianti elettrici nel 1989 — e le copie sono tuttora nelle biblioteche degli istituti tecnici, da Ferrara a Urbino.
In mezzo a questa produzione, un titolo del 1970 spiega meglio di ogni altro come i due Andrenelli fossero la stessa persona: Principi di ottica fotografica, pubblicato a Firenze dal Centro di Studi tecnico-cinematografici. Lenti, diaframmi, formazione dell’immagine: la stessa materia che serve per progettare un obiettivo e per costruire un telescopio. Il professore di elettrotecnica e l’autocostruttore di strumenti non erano due vite separate, ma la stessa competenza applicata su due tavoli diversi.
La rete nazionale: l’Unione Astrofili Italiani
Fondare un’associazione cittadina non gli bastava. Il 7 ottobre 1967, durante il congresso della Società Astronomica Italiana ad Asiago, Andrenelli fu tra i promotori dell’Unione Astrofili Italiani, insieme a Luigi Baldinelli, Achille Leani, Franco Foresta Martin e Riccardo Slager: la struttura che ancora oggi tiene insieme le associazioni di astrofili di tutta la penisola. Un mese dopo, il 5 novembre, l’UAI teneva a Cremona il suo primo congresso.
Nei primi sette anni l’Unione fu retta da Luigi Baldinelli come segretario organizzativo. Il primo a portarne il titolo di presidente fu Paolo Andrenelli, dal 1974 al 1976: passò la mano a Mario Veltri al congresso nazionale di Ancona del ’76. Tornò alla presidenza dodici anni più tardi, nel 1986, e vi rimase fino alla morte. Nel 1974 fu tra gli artefici della nascita di Astronomia, la rivista dell’UAI, di cui fu direttore responsabile con Veltri redattore. Sono anni in cui l’astrofilia italiana smette di essere un arcipelago di solitudini e diventa un movimento: congressi, una rivista, sezioni di ricerca, un linguaggio comune. Andrenelli è dentro a ognuno di quei passaggi, quasi sempre nel ruolo di chi organizza perché altri possano osservare.

[FOTO 2 — andrenelli3.jpg. Didascalia: X Congresso Nazionale dell’Unione Astrofili Italiani, Ancona 1976: è il congresso in cui Andrenelli (secondo da destra) lascia la presidenza a Mario Veltri. Archivio Associazione Astrofili Fiorentini.]
Le mani, gli specchi, l’osservatorio
C’è un ultimo tratto, forse il più suo: Andrenelli era un instancabile costruttore di telescopi ed era considerato un esperto di montature. Gli astrofili marchigiani, nei primi anni Settanta, si rivolsero proprio a lui quando dovettero scegliere il sito e progettare la montatura del loro primo strumento — segno che la sua competenza era riconosciuta ben oltre Firenze.
In Toscana, quella competenza prese la forma dell’Osservatorio Astronomico di San Polo a Mosciano, sulle colline di Scandicci: realizzato grazie a lui e a Sandro Mirenda — presidente dell’A.A.F. dal 1987 al 2019, che mise a disposizione il terreno di famiglia accanto a Villa l’Arcipresso — l’osservatorio ottenne un codice MPC (632) e per decenni è stato il cuore operativo dell’associazione, sede delle campagne di fotometria e astrometria e delle aperture al pubblico.
L’ultimo progetto: la fotometria
C’è un capitolo, il più recente a essere riemerso, che lega Andrenelli a ciò che l’Associazione fa ancora oggi. Negli anni Ottanta, ormai sessantenne, fondò insieme al giovane Matteo Santangelo — dell’Istituto Lucchese per la Ricerca Astronomica — il Gruppo Toscano Ricerche Fotometriche: un tentativo di far fare agli astrofili non più solo osservazione, ma misura. È il salto che separa il guardare dal produrre dati utilizzabili.
L’esperimento funzionò al punto da uscire dai confini regionali. Il 21 dicembre 1986, a La Spezia, il Gruppo Toscano si allargava nel Gruppo Ricerche Fotometriche nazionale, che riuniva l’I.L.R.A., l’Associazione Astrofili Fiorentini, l’Associazione Astrofili Spezzini, il Gruppo Astrofili Savonesi e alcuni osservatori indipendenti; in quella riunione furono scelti i cinque oggetti celesti su cui il gruppo avrebbe lavorato per gli anni successivi. Andrenelli non c’era: era scomparso circa un mese prima, nell’autunno del 1986, mentre era di nuovo alla guida dell’UAI.
Quel seme è germogliato a lungo. Santangelo, poi direttore dell’Osservatorio di Capannori, ha proseguito per decenni la fotometria del blazar OJ 287, fino a figurare tra gli autori di un articolo pubblicato su The Astrophysical Journal nel 2013 sul buco nero binario che si nasconde in quell’oggetto. E la fotometria è, da allora, una delle attività scientifiche principali dell’A.A.F. Il fondatore, insomma, ha indicato la direzione anche per il tempo in cui non ci sarebbe più stato.
| 1921 | Nasce, da famiglia di origine anconetana. Ingegnere, docente di Elettrotecnica in un istituto industriale di Firenze. |
|---|---|
| dal 1956 | Autore di libri di testo per gli istituti tecnici industriali: costruzioni elettromeccaniche, disegno tecnico, macchine e impianti elettrici (Giglioli, Del Bianco, D’Anna, Cremonese, Le Monnier). |
| 16 febbraio 1958 | Fonda l’Associazione Astrofili Fiorentini con Guglielmo Righini, all’Osservatorio di Arcetri. |
| 7 ottobre 1967 | È tra i fondatori dell’Unione Astrofili Italiani, ad Asiago; primo congresso a Cremona il 5 novembre. |
| 1968 | Pubblica L’astronomo dilettante (Sansoni, «Enciclopedie pratiche», 275 pp.); nuove edizioni nel 1975 e nel 1977. |
| 1970 | Principi di ottica fotografica (Centro di Studi tecnico-cinematografici, Firenze). |
| 1974 | Direttore responsabile di Astronomia, la rivista dell’UAI. |
| 1974–1976 | Primo presidente dell’Unione Astrofili Italiani; lascia l’incarico a Mario Veltri al congresso di Ancona. |
| anni ’70–’80 | Costruttore di telescopi; realizza con Sandro Mirenda l’Osservatorio Astronomico di San Polo a Mosciano (MPC 632). |
| anni ’80 | Fonda con Matteo Santangelo il Gruppo Toscano Ricerche Fotometriche, da cui nasce il Gruppo Ricerche Fotometriche nazionale (La Spezia, 21 dicembre 1986), con l’A.A.F. tra gli aderenti. |
| 1986 | È rieletto presidente dell’UAI. |
| autunno 1986 | Muore prematuramente, mentre è di nuovo alla guida dell’UAI. |
Che cosa resta
Chi guarda oggi l’attività dell’Associazione Astrofili Fiorentini — le serate pubbliche, i corsi di base, le misure fotometriche, gli articoli su riviste scientifiche — sta guardando la stessa idea messa a verbale nel 1958: che l’astronomia si impara facendola, e che chi ha imparato ha il dovere di insegnarla a qualcun altro. Andrenelli non ha lasciato scoperte legate al proprio nome, e con ogni probabilità non era quello che cercava. Ha lasciato un’associazione che dopo quasi settant’anni è ancora al lavoro, una rete nazionale che tiene insieme gli astrofili italiani, una rivista, un osservatorio, un manuale che continua a passare di mano in mano.
Per un uomo che ha dedicato la vita a mettere gli strumenti nelle mani degli altri, è probabilmente l’eredità che avrebbe scelto.
Nota sulle fonti
Le notizie biografiche su Paolo Andrenelli sono frammentarie e conservate quasi esclusivamente dalle associazioni che ha contribuito a creare; non risultano necrologi o profili in fonti accademiche o giornalistiche. Questo testo si basa su:
- Associazione Astrofili Fiorentini, La storia dell’Associazione (atto costitutivo del 16 febbraio 1958; date biografiche, cariche UAI, Osservatorio di San Polo a Mosciano).
- Mario Veltri, “Paolo Andrenelli e l’astronomo dilettante”, in Pulsar – L’informatore astronomico, Associazione Marchigiana Astrofili, anno 8, n. 21, 2007 (testimonianza diretta del successore alla presidenza UAI).
- Associazione Marchigiana Astrofili, La storia dell’Associazione (consulenza di Andrenelli sulle montature, primi anni Settanta).
- Gruppo Astrofili Savonesi, “30 anni fa: inverno ’86/’87” (fondazione del Gruppo Toscano Ricerche Fotometriche con Matteo Santangelo, nascita del Gruppo Ricerche Fotometriche a La Spezia il 21 dicembre 1986, scomparsa di Andrenelli circa un mese prima).
- Unione Astrofili Italiani, 1967–2017: cinquanta anni di astrofilia in Italia (documento celebrativo del cinquantenario: fondazione ad Asiago e primo congresso a Cremona, elenco dei presidenti UAI, elenco dei congressi nazionali, fotografia di Andrenelli alla cena sociale del congresso 1974), e la commemorazione di Luigi Baldinelli pubblicata dall’UAI nel 2021, che conferma Andrenelli tra i fondatori del 1967.
- OPAC SBN – Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale, voce di autorità “Andrenelli, Paolo” (29 registrazioni: manuali per gli istituti tecnici industriali dal 1956 al 1989, edizioni de L’astronomo dilettante del 1968, 1975 e 1977, Principi di ottica fotografica), con la scheda del 1956 che attesta l’insegnamento all’I.T.I. «Leonardo da Vinci» di Firenze.
- Schede bibliografiche de L’astronomo dilettante: cataloghi INAF, Librinlinea, Google Books.
- Per Guglielmo Righini (1908–1978), direttore dell’Osservatorio di Arcetri dal 1953: Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
Le fonti divergono su un punto: il secondo mandato alla presidenza UAI è indicato come 1985–86 dall’Associazione Astrofili Fiorentini e come 1986–87 dal documento celebrativo dell’UAI, che registra il mandato fino al congresso successivo. Le date qui riportate tengono conto della testimonianza savonese, che colloca la scomparsa attorno al novembre 1986.
Chi conservasse fotografie, lettere, articoli o ricordi diretti di Paolo Andrenelli è invitato a scriverci: ogni testimonianza aiuta a completare questo ritratto.
